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ITINERARIO DEL MESE |
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A
ZONZO
TRA
I
CASTELLI
CHIANTIGIANI:
Il territorio chiantigiano non fu campo di battaglia fra
le due Repubbliche solo perché luogo di confine, ma anche
perché la sua conformazione geografica lo rendeva adatto
alla fortificazione: si crearono dunque delle vere e
proprie linee difensive: fatevi accompagnare in giro per
questi castelli:
Il primo castello che troviamo sulla strada tra Radda e
Gaiole è SAN DONATO IN PERANO oggi grande villa
seicentesca, costruita sui ruderi di una fortificazione
precedente l’anno mille, che domina il borgo.
Seguendo la SS 429 raggiungerete le rovine del CASTELLO
DI MONTEGROSSI. Chiamato anche “Poggio Rodolfo”, era
la sentinella e ultimo baluardo del sistema feudale
medievale costituito nel Chianti, dominando il valico e la
strada che collega le due aree, oltre a entrambi i
versanti di gran parte della vallata. ; oggi ne restano i
ruderi della poderosa torre.
Nel 1007 un documento dell'abbazia di Passignano nomina il
castello come proprietà dei figli di Ridolfo, dai quali
discesero i Firidolfi e i Ricasoli. Nel 1172 fu
conquistato e distrutto dai Fiorentini che consideravano
il fortilizio un grosso ostacolo per i loro movimenti
nella zona. Dopo pochi anni i resti del castello divennero
feudo della famiglia chiantigiana dei Firidolfi, i quali
ne curarono la ricostruzione.
Nel 1530 Carlo V che rase al suolo definitivamente il
castello, onde evitare che la Repubblica Fiorentina
potesse utilizzarlo come punto di forza nel Chianti.
I ruderi di Montegrossi sono abbandonati, c’è ancora il
cassero con torre; dal cassero si nota la porta d'accesso,
e, all'interno, i capitelli di pietra che sostenevano le
assi dei solai. Nella parte più a nord, probabilmente
l’abitazione, si vedono i resti del soffitto a volta in
pietra di alcuni locali.
Vicino al paese di Gaiole domina il castello di
BARBISCHIO: roccaforte fiorentina, aveva una cinta
muraria con tre torri. Nel 1049 era stato donato ai monaci
di Coltibuono, nel 1220 divenne feudo dei Conti Guidi
finché non passò nelle mani della Famiglia Ricasoli. Alla
fine del XV secolo fu distrutto dagli aragonesi. La torre
è stata restaurata.
Interessante anche VERTINE, Il "borgo murato" fu il
castello del Chianti che raggiunse la maggior estensione.
Nel XIII secolo il castello apparteneva ai Ricasoli.
Vertine non fu colpito da assedi o saccheggi è dunque
giunto a noi quasi intatto. Nel cinquecento le
fortificazioni furono restaurate e potenziate. Sulla cinta
muraria del borgo si inserisce uno splendido torrione in
filarotto che aveva funzione di cassero e verso nord una
torre semicircolare alla cui base si notano una feritoia
ed una archibugera.
Di fianco al torrione si apre la porta settentrionale,
gemella dell'opposta porta meridionale, gli unici due
ingressi al borgo. L'arco della porta meridionale è andato
perso ma è ancora visibile la torre che la difendeva.
Il castello, o meglio il "borgo murato", di Vertine sorge
alla estrema propaggine nord-orientale del Chianti, a
ridosso di una serie di rilievi, detti Monti del Chianti,
che costituiscono lo spartiacque con il Valdarno
Superiore. Questa zona è particolarmente ricca di castelli
in quanto corrisponde al territorio della medievale Lega
del Chianti, baluardo Fiorentino ai confini con il
territorio di Siena.
Sulla SS408 tra Gaiole e Castelnuovo troviamo una piccola
strada che ci porta al CASTELLO DI MELETO:
Costruito nel XI secolo apparteneva al conte Ugo marchese
di Tuscia, poi passò all’Abbazia di Coltibuono. In seguito
fu un feudo del signor Guardellotto, al quale però
l'imperatore Federico I Barbarossa lo tolse probabilmente
per incomprensioni e lo consegnò alla famiglia dei
Firidolfi.
Anche Meleto era una fortificazione del Terziere della
Lega del Chianti capitanato da Gaiole; posto anch’esso in
posizione strategica, fu luogo di grandi scontri, ma non
fu mai distrutto.
La struttura, modificata nel XVIII secolo, è
fondamentalmente marziale: si tratta di un castello-
recinto, la forma trapezoidale, a quadrilatero irregolare,
con al centro la torre del cassero.
Gli Aragonesi ed i senesi conquistarono il castello nel
1478, ma due anni fiorentini lo riconquistarono e vi
costruirono: due torrioni cilindrici bastionati dotati di
apparato difensivo a sporgere ai due angoli meridionali -
quelli più esposti -, dei ballatoi in mattoni, con
beccatelli e archetti per la difesa piombante, ai due
angoli settentrionali aggettanti sul margine del colle; la
parziale bastionatura delle cortine murarie verso l'unica
strada di accesso e inserirono feritoie e troniere, in
parte scomparse, lungo il perimetro delle mura. Grazie a
questa nuova struttura nel 1529 permise al castello di
Meleto di resistere agli assalti delle truppe imperiali.
Nel 1700 il castello divenne una villa e le strutture
difensive vennero in parte smantellate. Gli interni
(visitabili con guida a pagamento) risalgono a questo
periodo con sale decorate e affrescate. È del 1742 un
piccolo teatrino completo di sette scenografie originali.
La famiglia Ricasoli solo una trentina di anni fa ha
venduto il castello ad una azienda agricola produttrice di
vino.
Le origini di Meleto risalgono al XI° secolo come
possedimento dei monaci vallombrosani della vicina Abbazia
di Coltibuono. Il primo feudatario del castello risulta
essere stato un certo Guardellotto. Quest'ultimo fu
spogliato di tutti i suoi beni a causa di contrasti sorti
con l'imperatore Federico I Barbarossa il quale affidò
Meleto alla locale famiglia dei Firidolfi, già insediati
in altri castelli della zona. Da qui ebbe origine il ramo
dei Firidolfi detto appunto 'da Meleto' mentre un'altra
divisione della famiglia dette vita a quello dei Ricasoli
Fibindacci che legheranno fortemente il loro nome alla
storia di questi luoghi del Chianti.
La posizione strategica, su un colle a diretto controllo
della sottostante strada di collegamento fra il Valdarno
superiore e il Chianti, oltre che la vicinanza con il
confine fra i territori controllati dai senesi e quelli
fiorentini, dei quali il castello era l'ultimo baluardo,
resero Meleto una delle fortificazioni principali del
Terziere della Lega del Chianti capitanato da Gaiole. Per
questi motivi il castello fu per secoli teatro di guerre
senza però subire gravi distruzioni.
L'impostazione essenzialmente 'militaresca'
dell'insediamento può essere riscontrata ancora oggi
nonostante le trasformazioni subite nel XVIII secolo: la
forma a quadrilatero irregolare, quasi un trapezio, con la
presenza al centro della torre del cassero, sebbene
notevolmente abbassata, ci mostrano un classico esempio di
castello-recinto.
Nel 1478 il castello fu occupato dall'esercito Aragonese
alleato con Siena ma due anni dopo fu prontamente
riconquistato dai fiorentini che eseguirono notevoli
lavori di rafforzamento delle strutture. Praticamente le
addizioni del 1480 sono ancora intatte e consistono in due
possenti torrioni cilindrici bastionati dotati di apparato
difensivo a sporgere ai due angoli meridionali (i più
esposti); di ballatoi in mattoni, anch'essi con beccatelli
e archetti per la difesa piombante, ai due angoli
settentrionali aggettanti sul margine del colle, già
naturalmente meglio difesa; la parziale bastionatura delle
cortine murarie verso l'unica strada di accesso e
l'inserimento di feritoie e troniere, in parte scomparse,
lungo il perimetro delle mura. Grazie a tutto questo nel
1529 Meleto resistette vittoriosamente all'assedio delle
truppe imperiali.
Mai distrutto attraverso dispute, assedi e battaglie il
castello fu trasformato in villa nel 1700 e le sue difese
in parte smantellate. I suoi interni, visitabili con guida
a pagamento, hanno ancora oggi l'aspetto di questo periodo
con sale decorate e affrescate e un particolare teatrino
del 1742 provvisto tuttora delle sue sette scenografie
originali. Meleto rimase proprietà della famiglia Ricasoli
fino ad una trentina di anni fa, oggi è sede di una
azienda agricola produttrice di vini.
Sulla stessa strada troviamo anche il CASTELLO DI
TORNANO: Costruito nel XI secolo è uno dei più bei
castelli della zona. Era proprietà del nobile senese
Guarnellotto dei Mezzolombardi fino al 1167 quando questi
si ribellò e l'imperatore Federico I, lo consegnò a
Ranieri de' Firidolfi Ricasoli. In realtà si sa che
Guarnellotto, appoggiato da Siena, continuò a mantenere il
controllo di Tornano e del vicino castello di Campi,
entrambi sede delle sue spavalde imprese.
Nel 1400 Tornano fu fortificato dai Ricasoli e durante le
invasioni Aragonesi riuscì a resistere, fino al 1530
quando fu espugnato dalle truppe imperiali.
Il castello è stato recentemente restaurato ed oggi ospita
una struttura agrituristica con una fattoria.
Tornando indietro e prendendo la SS 484 arriverete al
CASTELLO DI BROLIO L’origine longobarda è tradita
dall’originaria ubicazione e dal nome, che in germanico
significa orto. Nel XII secolo venne acquistato dalla
famiglia dei Ricasoli da Cacchiano, ai quali appartiene
tutt’ora. Nel 1176 entrò a far parte del territorio
fiorentino, posizione confermata dal lodo di Poggibonsi.
La posizione strategica lo ha reso dal '300 fino alla metà
del XVI secolo, cuore delle lotte tra le due repubbliche.
Molti e tutti falliti i tentativi della repubblica senese
di riconquistare il castello: nel 1434 fu occupato per
breve tempo da Antonio Petrucci, nel 1452 resistette agli
aragonesi ma fu preso e smantellato dagli stessi nel 1478.
Ritornato ai fiorentini, che lo ricostruirono nel 1484
potenziandone la roccaforte e facendolo divenire una delle
prime fortezze bastionate italiane (i bastioni in pietra
hanno pianta a forma di pentagono irregolare, l’opera è
attribuita all'architetto Giuliano da Sangallo,
costruttore di molte fortificazioni medicee), durante
l’assedio di Firenze (1529) fu di nuovo espugnato dai
senesi e in parte incendiato. L’anno successivo Firenze lo
riconquistò.
Brolio ci mostra un aspetto medievale, all’interno della
cinta muraria quattrocentesca i resti dell'originale
castello, il cassero e la chiesa romanica, ma anche
ottocentesco, grazie alla grandiosa villa neogotica in
mattoni rossi voluta dal barone Bettino Ricasoli (1809-
1880), all’interno il barone fece allestire un archivio
interessantissimo di opere del risorgimento; se ne visita
la Sala da Pranzo, adornata con arazzi di scuola
fiamminga, armature ed un grande lampadario in ferro
battuto adorno degli stemmi dei Ricasoli e l’appartamento
ancora intatto di Bettino Ricasoli; da visitare inoltre la
cappella di San Jacopo (1348): la facciata è decorata con
un mosaico moderno, vi sono esposti un polittico con
Madonna e Santi di Ugolino di Nerio (XIV sec.); la
Predicazione del Cristo e l’adultera, mosaici di Augusto
Castellani su cartoni di Alessandro Franchi. Dietro
l’altare una scaletta porta nella cripta dove si trovano
le tombe della famiglia Ricasoli.
Al di là della cappella si alza l’antico cassero, munito
di torri; costeggiando il gruppo di queste, per un
vialetto si scende al cammino di ronda, che corona gli
spalti; le poderose mura di cinta hanno uno sviluppo di
450 mt ed una altezza tra i 14 ed i 16 mt.
Pur essendo privato il castello è visitabile, ad eccezione
del palazzo. E' possibile compiere per intero il giro
degli spalti, dai quali si hanno splendide viste sulla
zona del Chianti.
Nella prima quindicina del luglio 1944 durante la ritirata
delle armate tedesche verso nord, il Castello di Brolio
venne poderosamente investito per dodici giorni da
formazioni inglesi e sud-africane e assoggettato a duri
bombardamenti di artiglieria ed aerei. Il 15 luglio 1944,
essendosi previamente ritirate le pattuglie tedesche di
copertura, veniva occupato senza colpo ferire. Ma il
castello subì gravi danni di cui si vedono tuttora i segni
minori.
Se ne volete sapere di più,
contattateci:
COLLINE VERDI
Via della Rocca 12,
53011 Castellina in Chianti (SI)
Tel 0577 740620
Fax 0577 741297
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