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| STORIA E TRADIZIONE |
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| STORIA DEL TERRITORIO DEL CHIANTI |
Ma anche gli scontri a livello nazionale ebbero come sfondo la zona del Chianti: durante tutto il XV secolo la regione fu infatti sconvolta da guerre ed invasioni; Alfonso d'Aragona, spinto dall'alleata senese e dal desiderio di estendere il suo dominio, penetrò varie volte nel territorio, nel 1452 portò una vera e propria devastazione e nel 1478, fece altrettanto (Rencine, Castellina Radda e Brolio furono espugnate). Solo nel 1483 Firenze riuscì finalmente a recuperare gran parte del Chianti storico.
Questo è anche il periodo nel quale illustri personaggi popolano il Chianti: nel 1480 nacque Giovanni da Verrazzano, il navigatore che nel 1524 scoprì la baia di New York e la foce dell'Hudson; anche Amerigo Vespucci era originario di Montefioralle; nel 1503 Leonardo a Vignamaggio iniziò a dipingere la Monnalisa; nel 1513 Niccolò Machiavelli si ritirò nella sua casa di Sant'Andrea in Percussina e lì compose "il Principe"; Galileo Galilei aveva ereditato un podere nel Chianti e ne conosceva e apprezzava il vino; Michelangelo Buonarroti, che probabilmente aveva ispezionato la zona del Chianti per conto di Firenze, in vecchiaia ne acquistò tramite il nipote case e poderi; Francesco Ferrucci - prima di guidare la difesa di Firenze - era stato podestà di Radda. La storia delle vicende umane si intreccia con quella del vino: Francesco Redi lo celebra con "Bacco in Toscana", Michelangelo lo donò al Papa, Vasari gli dedicò un "Ager Clantius" in uno dei riquadri del soffitto nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze.
Nel 1527 alla guerra si aggiunse la carestia e la peste e il Chianti si inginocchiò tra le scorrerie delle forze imperiali e dei senesi fino al 1554, quando il duca Cosimo ordinò con un pubblico bando di dichiarare guerra a Siena ed ai francesi. Dopo le battaglie di Aiola e San Giusmé la Repubblica senese cadde definitivamente e tutto il Chianti, così come la Toscana, passò sotto il dominio dei Medici (Pace di Chateau Cambrésis). "Per i senesi, la storia termina col 1557, quando l'Imperatore attribuì ai Medici la loro città col suo territorio (.) Dopo quattro secoli di coraggiosa resistenza e di contrattacchi, la vecchie, orgogliosa repubblica finiva schiacciata dagli odiati rivali. (Ma sarebbe più giusto dire che tanto Siena quanto Firenze furono vittime delle trame dei Medici)." R. Flower; le fortezze si trasformano in ville e fattorie dove il popolo chiantigiano iniziò di nuovo a dedicarsi con passione alla propria terra, di cui conosceva le qualità di un vino che fu definito ottimo persino dai francesi quando fu portato in dono da Caterina de' Medici. Non è un caso se il '600 viene definito secolo del vino Chianti. |
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Che il vino sia stato al centro dell'economia chiantigiana fin dai suoi albori è più che evidente visto che nel 1634 il podestà della Lega del Chianti emana un editto che vieta l'accantonamento del vino allo scopo di farne aumentare il prezzo e che nel 1716 il Granduca Cosimo III delimita (primo esempio al mondo nel suo genere) con un bando i confini della zona di produzione vinicola del vino Chianti: "Dallo Spedaluzzo fino a Greve; di lì a Panzano, con tutta la Podesteria di Radda, che |
contiene tre Terzi, cioè Radda, Gaiole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena".
Il 1774 è un anno importante perché vengono abolite le vecchie Leghe e si costituiscono le Comunità di Castellina, Radda e Gaiole, espressione dell'autonomia locale. Tali comuni vengono posti dalla dominazione francese sotto il Dipartimento dell'Ombrone, non più sotto quello dell'Arno. |
Da questo momento in poi, a prescindere dalle guerre che tutti ben conosciamo, il Chianti vive un periodo di tranquillità, durante il quale la popolazione si dedica anima e corpo alla produzione dell'"oro" rosso.
Una figura chiave per comprendere la storia del Chianti e del suo vino durante l'ottocento è Bettino Ricasoli, "Barone di Ferro", il proprietario del Castello di Brolio; questi operò un grosso cambiamento non solo all'interno del suo podere, ma anche nel panorama vitivinicolo del tempo dove tentò un maggior controllo della lavorazione e propose un diverso dosaggio delle uve. |
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Quando l'epidemia della Filossera colpì l'Europa, il mercato risentì dell'assenza del vino francese e ciò portò un rinnovato interesse per il "Chianti"; poiché in questi anni di intensa richiesta vino di dubbia origine fu imbottigliato come Chianti, si iniziò a pensare una forma di tutela per tale prodotto ed il 14 maggio del 1924 un gruppo di produttori chiantigiani si riunì a Radda e dette vita ad un organismo volontario che difendesse e valorizzasse la propria produzione. Si costituì dunque il Consorzio "per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua Marca d'origine", oggi il "Consorzio del Gallo Nero e Consorzio del Marchio Storico". L'area del Chianti viene delimitata nel 1932 in 73.043 ettari.
L'estate del 1944 riportò la guerra nel Chianti, i tedeschi si insediarono nelle fortificazioni medievali e la guerriglia partigiana si organizzava in un gruppo chiamato "Monte Amiata"; è interessante l'atteggiamento dei contadini chiantigiani, i quali accolsero e nascosero partigiani, ebrei, militari fuggiti ai tedeschi etc. |
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Negli anni cinquanta si assiste alla grave crisi del sistema mezzadrile: spopolate le campagne, i proprietari terrieri sono costretti a passare alla manodopera salariata, la quale rende troppo onerosa la diversificazione delle colture.
Contemporaneamente si assiste però ad un crescente interesse da parte degli stranieri per una regione elegante e lontana dal trambusto cittadino: precursori e fautori di questo amore per il Chianti furono Mara Scotoni ed il marito, che nel |
| 1947 acquistarono Ricavo, una fattoria che durante la guerra era stata usata come rifugio per i profughi israeliti; la restaurarono e la resero accogliente, finché un giorno la donna rimasta sola - a causa di un incidente stradale - la trasformò in una pensione per non essere costretta a lasciarla. Gli ospiti della signora Scotoni si innamorarono del Chianti ed iniziarono ad acquistare i poderi ed a restaurarli; le vigne vennero reimpiantate, i più si dedicarono alla viticoltura ed il territorio cambiò profondamente. Le case coloniche si trasformano in agriturismi e case vacanze, tornando ad essere non proprio ciò che erano - residenze per aristocratici - ma qualcosa di simile: luoghi prescelti per la rigenerazione dello spirito, dai nuovi ricchi, da intellettuali, da artisti, da tutti coloro che erano - e sono - alla ricerca di un luogo di quiete, lontano dal "rumore" cittadino. |
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